Incompatibilità per il Sindaco di Longi Antonino Fabio

Incompatibilità per il Sindaco di Longi Antonino Fabio

La notizia era attesa ed è arrivata sull’amministrazione comunale di Longi. Il collegio giudicante del Tribunale di Patti presieduto da Concetta Alacqua (a latere Maria Letizia Calì e Maria Luisa Gullino) ha dichiarato decaduto dall’incarico di Sindaco Antonino Fabio, eletto a giugno 2017.

Secondo il Tribunale il Sindaco Fabio non poteva essere eletto poiché il fratello Fabio Luigi, già al momento dell’elezione dello stesso, ricopriva la carica di presidente del consiglio di amministrazione della Banca di Credito Cooperativo Valle del Fitalia di Longi (ME), istituto di credito che gestisce il servizio di tesoreria comunale.

Il ricorso era stato presentato dal candidato Sindaco che aveva perso le elezioni per soli 61 voti (511 contro 572 del Sindaco eletto).

Il ricorso presentato dal candidato Miceli, rappresentato dall’avvocato Ciro Gallo, contestava l’incompatibilità che poggiava le proprie basi su quanto disciplinato dall’ordinamento degli enti locali siciliani riguardo le cause di ineleggibilità alla carica di sindaco e consigliere comunale.

Tra queste, per l’appunto, l’impossibilità di candidarsi alla carica di sindaco per chiunque abbia ascendenti o discendenti, parenti ed affini sino al secondo grado che già ricoprano posti di segretario comunale, appaltatore di lavori o servizi, esattore, collettore o tesoriere dello stesso comune.

Una contestazione che allo stesso sindaco Fabio Antonino era stata mossa nel maggio del 2002.

Al tempo, però, il Tribunale di Patti si pronunciò per il rigetto del ricorso evidenziando che la causa di incompatibilità non potesse essere applicata ai soci della cooperativa. Eccezione che invece questa volta è stata accolta in quanto la nuova legislazione in materia bancaria ha uniformato il regime, equiparando le banche cooperative come istituti di credito caratterizzati dalla solo finalità di lucro.

Fabio Antonino, assistito dagli avvocati Andò e Silipigni, potrà presentare appello alla sentenza che però, per il momento, azzera l’esecutivo.

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